Manuel Strali, big boss di Astral, mentre assembla plexiglass a Lucca Comics and Games 2010
Non temete.
Quello che state per leggere NON è un’intervista celebrativa o una marchetta qualsiasi.
Ho avuto il piacere di conoscere Manuel parecchi anni fa, nel pieno della mia passione/ossessione per il gioco di ruolo nella forma che ha rovinato centinaia di vite: il L.A.R.P.
Da subito, mentre si inseguivano mostri di gommapiuma che puzzavano di sudore, ho provato ammirazione per quel simpatico lestofante vestito da lanzichenecco che dava il giusto peso ad uno sport per ragazzi speciali all’aria aperta mentre, ovunque, ognuno lo prendeva maledettamente sul serio.
E così, dopo le spadine a due mani di nastro adesivo americano, dopo i vampiri ed una serie di circostanze grottesche, sono tornato ad ammirare Manuel nella sua veste di artigiano del plexiglass tentando di coinvolgere Astral nelle attività di Agenzia degli Incantesimi fino ad arrivare alla proficua collaborazione che ci ha portato a sopportare col sorriso i 4 giorni di Lucca Comics and Games 2010.
Il wall of text che segue è dunque un piccola intervista che punta a toccare tutti – o quasi – i punti più interessanti della carriera di questo artista che, ancora una volta, grazie a Dio, non prende per nulla sul serio il suo mestiere.
Manuel Strali, alla presentazione di DarkXmas
1) In breve ed in termini NON esistenziali: chi sei?
Manuel Strali, classe 1975. Ho frequentato il Toschi negli anni novanta poi sono finito a far finta di fare il grafico pubblicitario, a volte facendola franca, altre no. Nascondo un torbido passato fatto di dadi e costumi da romanzo fantasy. Per un po’ mi sono perfino illuso di poter fingere di essere un fumettista. Ho visto un chicco di grandine grande come un melone. Mi sono fatto rimproverare da Brian May (si, quello dei Queen). Il mio punto debole è uno solo: ho il terrore cieco ed assoluto di salire come passeggero a bordo di un veicolo a due ruote (ma deve essere motorizzato, la bicicletta non mi terrorizza così tanto). Amo leggere fumetti, non tutti però. Amo i Lego. Condivido l’appartamento in cui vivo con un orsacchiotto di vero peluche e ho un’altalena. Ufficialmente ricopro ancora il ruolo di “operatore grafico al computer”, ma segretamente svolgo varie attività più o meno distanti dal mondo dell’arte.
2) Che cos’è Astral? Come nasce il progetto? Quali sono le sue finalità?
“Astral” è un soprannome, un residuato del periodo felice trascorso all’istituto Toschi. Ora recuperato e trasformato in un brand, un logo. Volutamente e accuratamente calibrato nel suo aspetto per poter essere scambiato, con l’occhiata fugace dell’osservatore medio, per il marchio di una bibita gasata, o di un piano telefonico del gestore telefonico X. Il progetto creativo (il termine “artistico” sarebbe stato sputtanato inserito in questa frase) che sta dietro a questo fake-brand nasce ingenuamente nel tentativo di dar sfogo ad una certa personale indole inquieta. Conosco persone che aborriscono di fronte a termini come “urgenza creativa” (e nemmeno a me piace granché) però ci siamo vicini. Da piccola (e un po’ sfigata) pseudo-esperienza artistica personale Astral si è evoluto, grazie all’aiuto e al supporto di molte persone (non ultimo chi mi ha inviato le domande di quest’intervista) ed è diventato, ora, un vero e proprio “artista collettivo”: un contenitore cui confluiscono le idee e gli sforzi di più menti. Un meccanismo di produzione delle idee, di vera e propria manifestazione nella realtà di quelle che non potremmo definire altro che seghe mentali. Difficilmente Astral produrrà versi in poesia o brani musicali. Qui si parla di qualcosa che pesca ispirazione dai cubisti, dai manga, dalle sculture di Botero, dai cartoni animati di Bruno Bozzetto, da Jeff Soto, dai Gormiti, da Rodin, dalle action figures, da Depero, dai Kaiju Eiga, dai film della Disney, dai dadaisti, dai comics americani, dalle scenografie dei film come Ben Hur, da Dalì, dai robottoni giapponesi, dalla Street Art, dai Lego.
Fino ad ora Astral ha prodotto design toys, svariati gadget, qualche installazione e la scenografia per uno spettacolo teatrale, ma il futuro ci sono progetti appena diversi…
3) Guardando i tuoi stupendi Happyplexiguy la domanda viene spontanea: come nascono certe idee?
“Stupendi” è un termine forte. Magari “simpatici” o meglio “kawaii” come si direbbe in giappone e a Lucca a novembre.
Svariati dei modelli di Happyplexiguy creati fino ad oggi sono nati dalle menti di chi ha partecipato al progetto nelle sue varie manifestazioni, di chi ha scelto il template dell’omino di plexiglass come “foglio bianco” in cui materializzare il proprio progetto o il proprio character pre-immaginato, di chi si è inventato un personaggio o un elemento grafico usando come punto di partenza proprio il testone stilizzato degli HPG.
Per quanto riguarda i modelli che ho disegnato io… Ho già menzionato i Lego?
4) Dopo tutto lo sbattimento che ti sei fatto in questi anni, tirando cinicamente le somme, ne è valsa la pena?
Sì. Indubbiamente.
Ho avuto la possibilità di fare cose che ho sempre tenuto nel cassetto.
In più devo sottolineare che mi sono distinto anche altre volte, in passato, nella categoria “sbattimenti”, ho anche qualche testimone in mia difesa…
Come trovi le forze per rinnovare il tuo “brand” e continuare nella tua ricerca?
Ci sono persone che hanno fiducia in me (anche se è molto strano…).
5) Tu sei di Parma. Come ci si trova a vivere in una città famosa quasi unicamente per Verdi, il prosciutto ed il formaggio?
I miei contatti con le zone parmigiane in cui si produce e si consuma arte sono stati altalenanti: con poche rare eccezioni si va dal “nullo” al “conflittuale”.
Ma questo prima di BoulevArt. Ora le cose vanno molto meglio…
Com’è il clima culturale fra i giovani creativi?
Del clima culturale fra i giovani creativi di Parma sto cominciando a farmene un’idea solo ora, vi saprò dire.
Rivalità?
Non ancora.
Collaborazioni?
Attualmente collaboro proficuamente con Agenzia degli Incantesimi (a breve nuove info su BURN TOKYO, BURN!!! presso i due blog di riferimento: Outer Space Freaks e CON.$.human). Alla manifestazione Lucca Comics&Games di Novembre ho potuto esporre i prodotti Astral presso lo stand “area autoproduzione” di Angelo Porazzi. L’ultima serie di design toy prodotta è stata creata a quattro mani con Gianluca Quaglia aka KILLERTOY, un designer di Milano già tra i vincitori del contest DarkXmas. Pochi giorni fà è andato in scena lo spettacolo teatral-musicale “Scusate, devo scappare!” dei Kabarè Voltaire, per il quale ho progettato e costruito le scenografie. Altre collaborazioni sono all’orizzonte ma è prematuro parlarne adesso.
Storielle divertenti?
Moltissime. Troppe per citarne anche solo un campione.
Alcune tra le nuove stupende – checché ne pensi Manuel – opere di Astral
6) Come sta andando la tua vita di standista itinerante?
Momentaneamente in pausa. Ne avevo bisogno!
Si ricomincia a marzo.
Come ci si trova a girare per l’Italia con la propria “bancarella”?
Beh, le manifestazioni cui ho partecipato con la bancarella Astral fuori dal territorio della provincia di Parma sono state alla fine solo Omegna e Lucca. Non dispongo ancora dell’attrezzatura necessaria per spingermi lontano. Vedremo…
Dove ti possiamo trovare nel 2011?
Alla serata finale del contest BURN TOKYO, BURN!!! (che dovrebbe cadere verso la fine di primavera).
E se tutto va come il 2010 a settembre ci dovrebbe essere il BoulevArt Day.
7) L’anno scorso, in collaborazione con Agenzia degli Incantesimi, hai gestito un concorso nazionale di design, DarkXmas, come è andata?
Sorprendentemente bene. Si temeva di ricevere un pugno di proposte giusto dagli amici e invece ci si è trovati ad aver serie difficoltà a scegliere i vincitori. Sia per la quantità dei progetti pervenuti sia per l’elevata qualità di molti degli stessi. Infine la serata della premiazione: il MU si è riempito di strani personaggi pseudo-natalizi e gli spettatori hanno avuto il piacere di ammirare, oltre ai design che hanno poi composto la serie Dark Xmas, anche il mio pessimo exploit da presentatore avvinazzato.
8 ) Quest’anno l’obiettivo sembra più ambizioso, si parla della salvezza di Tokyo e che altro?
Avrei risposto “CTHULHU FT‘AGN!!!” ma sarei andato un pelo fuori tema.
Per rispondere a questa domanda citerò il fatto che, da bambino, uno dei miei giochi preferiti era costruire un’intera città coi Lego per poi raderla al suolo come un rettile gigante sputaradiazioni. Ora sono cresciuto. E sono cresciute anche le mie ambizioni ludiche…
9) L’idea è sicuramente interessante ma anche complessa da realizzare per un non addetto ai lavori. Consigli per la realizzazione? Un tutorial? Una raccomandazione?
Vari consigli:
- Se io potessi partecipare al contest, prenderei la bazza della domanda precedente (la città coi lego e io rettile gigante che la distruggo) e cercherei una maniera per far entrare questo gioco nella lega PRO: auto vere, case vere, un vero rettile ipertrofico addomesticato per l’occasione? Decisamente troppo.
Ma con una scala di poco ridotta e materiali meno costosi forse… Magari un materiale che si trova in grandi quantità a poco prezzo o, ancor meglio, un materiale di cui di solito la gente si disfà…
- Non date freno all’immaginazione.
- Parlando di tutorial cercate su internet. Ma cercate con criterio: digitare le parole “mostro” e “Tokyo” non aiuterà gran ché.
- Giocate coi Lego. Non sapete quante bazze saltano fuori con un gioco come i Lego. Anche il Meccano va bene.
- Come ultima cosa vi comunico che sto attualmente progettando il design per i Comandanti dei due differenti schieramenti: il Commander Octo Von Tentacle per gli Outer Space Freaks e Propulsor Man per i CON.$.human. Per maggiori informazioni restate sintonizzati sui blog!
10) Concludendo hai qualcosa da dire ai giovani designer che ti leggono e che vorrebbero seguire le tue orme? Qualche pensiero immortale?
Si, seguite altre orme, non so ancora se le mie portano da qualche parte.
Pensiero immortale? Quello di un caro amico: “Tosone e Aperol!”.
Per informazioni e contatti:
ASTRAL
Gallerie fotografiche delle collaborazioni Astral e Agenzia degli Incantesimi
Blog per partecipare al concorso BURN TOKYO, BURN!:
Outer Space Freaks
CON.$.human
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