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Manuel Strali, l’uomo dietro il plexiglass

Manuel Strali, big boss di Astral, mentre assembla plexiglass a Lucca Comics and Games 2010

Non temete.

Quello che state per leggere NON è un’intervista celebrativa o una marchetta qualsiasi.

Ho avuto il piacere di conoscere Manuel parecchi anni fa, nel pieno della mia passione/ossessione per il gioco di ruolo nella forma che ha rovinato centinaia di vite: il L.A.R.P.

Da subito, mentre si inseguivano mostri di gommapiuma che puzzavano di sudore, ho provato ammirazione per quel simpatico lestofante vestito da lanzichenecco che dava il giusto peso ad uno sport per ragazzi speciali all’aria aperta mentre, ovunque, ognuno lo prendeva maledettamente sul serio.

E così, dopo le spadine a due mani di nastro adesivo americano, dopo i vampiri ed una serie di circostanze grottesche, sono tornato ad ammirare Manuel nella sua veste di artigiano del plexiglass tentando di coinvolgere Astral nelle attività di Agenzia degli Incantesimi fino ad arrivare alla proficua collaborazione che ci ha portato a sopportare col sorriso i 4 giorni di Lucca Comics and Games 2010.

Il wall of text che segue è dunque un piccola intervista che punta a toccare tutti – o quasi – i punti più interessanti della carriera di questo artista che, ancora una volta, grazie a Dio, non prende per nulla sul serio il suo mestiere.

Manuel Strali, alla presentazione di DarkXmas

1) In breve ed in termini NON esistenziali: chi sei?
Manuel Strali, classe 1975. Ho frequentato il Toschi negli anni novanta poi sono finito a far finta di fare il grafico pubblicitario, a volte facendola franca, altre no. Nascondo un torbido passato fatto di dadi e costumi da romanzo fantasy. Per un po’ mi sono perfino illuso di poter fingere di essere un fumettista. Ho visto un chicco di grandine grande come un melone. Mi sono fatto rimproverare da Brian May (si, quello dei Queen). Il mio punto debole è uno solo: ho il terrore cieco ed assoluto di salire come passeggero a bordo di un veicolo a due ruote (ma deve essere motorizzato, la bicicletta non mi terrorizza così tanto). Amo leggere fumetti, non tutti però. Amo i Lego. Condivido l’appartamento in cui vivo con un orsacchiotto di vero peluche e ho un’altalena. Ufficialmente ricopro ancora il ruolo  di “operatore grafico al computer”, ma segretamente svolgo varie attività più o meno distanti dal mondo dell’arte.

2) Che cos’è Astral? Come nasce il progetto? Quali sono le sue finalità?
“Astral” è un soprannome, un residuato del periodo felice trascorso all’istituto Toschi. Ora recuperato e trasformato in un brand, un logo. Volutamente e accuratamente calibrato nel suo aspetto per poter essere scambiato, con l’occhiata fugace dell’osservatore medio, per il marchio di una bibita gasata, o di un piano telefonico del gestore telefonico X. Il progetto creativo (il termine “artistico” sarebbe stato sputtanato inserito in questa frase) che sta dietro a questo fake-brand nasce ingenuamente nel tentativo di dar sfogo ad una certa personale indole inquieta. Conosco persone che aborriscono di fronte a termini come “urgenza creativa” (e nemmeno a me piace granché) però ci siamo vicini. Da piccola (e un po’ sfigata) pseudo-esperienza artistica personale Astral si è evoluto, grazie all’aiuto e al supporto di molte persone (non ultimo chi mi ha inviato le domande di quest’intervista) ed è diventato, ora, un vero e proprio “artista collettivo”: un contenitore cui confluiscono le idee e gli sforzi di più menti. Un meccanismo di produzione delle idee, di vera e propria manifestazione nella realtà di quelle che non potremmo definire altro che seghe mentali. Difficilmente Astral produrrà versi in poesia o brani musicali. Qui si parla di qualcosa che pesca ispirazione dai cubisti, dai manga, dalle sculture di Botero, dai cartoni animati di Bruno Bozzetto, da Jeff Soto, dai Gormiti, da Rodin, dalle action figures, da Depero, dai Kaiju Eiga, dai film della Disney, dai dadaisti, dai comics americani, dalle scenografie dei film come Ben Hur, da Dalì, dai robottoni giapponesi, dalla Street Art, dai Lego.
Fino ad ora Astral ha prodotto design toys, svariati gadget, qualche installazione e la scenografia per uno spettacolo teatrale, ma il futuro ci sono progetti appena diversi…
3) Guardando i tuoi stupendi Happyplexiguy la domanda viene spontanea: come nascono certe idee?
“Stupendi” è un termine forte. Magari “simpatici” o meglio “kawaii” come si direbbe in giappone e a Lucca a novembre.
Svariati dei modelli di Happyplexiguy creati fino ad oggi sono nati dalle menti di chi ha partecipato al progetto nelle sue varie manifestazioni, di chi ha scelto il template dell’omino di plexiglass come “foglio bianco” in cui materializzare il proprio progetto o il proprio character pre-immaginato, di chi si è inventato un personaggio o un elemento grafico usando come punto di partenza proprio il testone stilizzato degli HPG.
Per quanto riguarda i modelli che ho disegnato io… Ho già menzionato i Lego?
4) Dopo tutto lo sbattimento che ti sei fatto in questi anni, tirando cinicamente le somme, ne è valsa la pena?
Sì. Indubbiamente.
Ho avuto la possibilità di fare cose che ho sempre tenuto nel cassetto.
In più devo sottolineare che mi sono distinto anche altre volte, in passato, nella categoria “sbattimenti”, ho anche qualche testimone in mia difesa…
Come trovi le forze per rinnovare il tuo “brand” e continuare nella tua ricerca?
Ci sono persone che hanno fiducia in me (anche se è molto strano…).

5) Tu sei di Parma. Come ci si trova a vivere in una città famosa quasi unicamente per Verdi, il prosciutto ed il formaggio?
I miei contatti con le zone parmigiane in cui si produce e si consuma arte sono stati altalenanti: con poche rare eccezioni si va dal “nullo” al “conflittuale”.

Ma questo prima di BoulevArt. Ora le cose vanno molto meglio…
Com’è il clima culturale fra i giovani creativi?
Del clima culturale fra i giovani creativi di Parma sto cominciando a farmene un’idea solo ora, vi saprò dire.
Rivalità?
Non ancora.
Collaborazioni?
Attualmente collaboro proficuamente con Agenzia degli Incantesimi (a breve nuove info su BURN TOKYO, BURN!!! presso i due blog di riferimento: Outer Space Freaks e CON.$.human). Alla manifestazione Lucca Comics&Games di Novembre ho potuto esporre i prodotti Astral presso lo stand “area autoproduzione” di Angelo Porazzi. L’ultima serie di design toy prodotta è stata creata a quattro mani con Gianluca Quaglia aka KILLERTOY, un designer di Milano già tra i vincitori del contest DarkXmas. Pochi giorni fà è andato in scena lo spettacolo teatral-musicale “Scusate, devo scappare!” dei Kabarè Voltaire, per il quale ho progettato e costruito le scenografie. Altre collaborazioni sono all’orizzonte ma è prematuro parlarne adesso.
Storielle divertenti?
Moltissime. Troppe per citarne anche solo un campione.
Alcune tra le nuove stupende – checché ne pensi Manuel – opere di Astral
6) Come sta andando la tua vita di standista itinerante?
Momentaneamente in pausa. Ne avevo bisogno!
Si ricomincia a marzo.
Come ci si trova a girare per l’Italia con la propria “bancarella”?
Beh, le manifestazioni cui ho partecipato con la bancarella Astral fuori dal territorio della provincia di Parma sono state alla fine solo Omegna e Lucca. Non dispongo ancora dell’attrezzatura necessaria per spingermi lontano. Vedremo…
Dove ti possiamo trovare nel 2011?
Alla fiera CARTOOMICS 2011 a Milano (11-13 Marzo).
PLAY – Festival del Gioco, alle fiere di Modena (26-27 Marzo). Al PARMAFANTASY (11-12 Giugno).
Alla serata finale del contest BURN TOKYO, BURN!!! (che dovrebbe cadere verso la fine di primavera).
Al Lucca Comics&Games 2011 (i primi di novembre).
E se tutto va come il 2010 a settembre ci dovrebbe essere il BoulevArt Day.
7) L’anno scorso, in collaborazione con Agenzia degli Incantesimi, hai gestito un concorso nazionale di design, DarkXmas, come è andata?
Sorprendentemente bene. Si temeva di ricevere un pugno di proposte giusto dagli amici e invece ci si è trovati ad aver serie difficoltà a scegliere i vincitori. Sia per la quantità dei progetti pervenuti sia per l’elevata qualità di molti degli stessi. Infine la serata della premiazione: iMU si è riempito di strani personaggi pseudo-natalizi e gli spettatori hanno avuto il piacere di ammirare, oltre ai design che hanno poi composto la serie Dark Xmas, anche il mio pessimo exploit da presentatore avvinazzato.

8 ) Quest’anno l’obiettivo sembra più ambizioso, si parla della salvezza di Tokyo e che altro?

Avrei risposto “CTHULHU FT‘AGN!!!” ma sarei andato un pelo fuori tema.
Per rispondere a questa domanda citerò il fatto che, da bambino, uno dei miei giochi preferiti era costruire un’intera città coi Lego per poi raderla al suolo come un rettile gigante sputaradiazioni. Ora sono cresciuto. E sono cresciute anche le mie ambizioni ludiche…
9) L’idea è sicuramente interessante ma anche complessa da realizzare per un non addetto ai lavori. Consigli per la realizzazione? Un tutorial? Una raccomandazione?
Vari consigli:
- Se io potessi partecipare al contest, prenderei la bazza della domanda precedente (la città coi lego e io rettile gigante che la distruggo) e cercherei una maniera per far entrare questo gioco nella lega PRO: auto vere, case vere, un vero rettile ipertrofico addomesticato per l’occasione? Decisamente troppo.
Ma con una scala di poco ridotta e materiali meno costosi forse… Magari un materiale che si trova in grandi quantità a poco prezzo o, ancor meglio, un materiale di cui di solito la gente si disfà…
- Non date freno all’immaginazione.
- Parlando di tutorial cercate su internet. Ma cercate con criterio: digitare le parole “mostro” e “Tokyo” non aiuterà gran ché.
- Giocate coi Lego. Non sapete quante bazze saltano fuori con un gioco come i Lego. Anche il Meccano va bene.
- Come ultima cosa vi comunico che sto attualmente progettando il design per i Comandanti dei due differenti schieramenti: il Commander Octo Von Tentacle per gli Outer Space Freaks e Propulsor Man per i CON.$.human. Per maggiori informazioni restate sintonizzati sui blog!
10) Concludendo hai qualcosa da dire ai giovani designer che ti leggono e che vorrebbero seguire le tue orme? Qualche pensiero immortale?
Si, seguite altre orme, non so ancora se le mie portano da qualche parte.
Pensiero immortale? Quello di un caro amico: “Tosone e Aperol!”.

Per informazioni e contatti:

ASTRAL

Gallerie fotografiche delle collaborazioni Astral e Agenzia degli Incantesimi

Blog per partecipare al concorso BURN TOKYO, BURN!:

Outer Space Freaks

CON.$.human

Da DarkXmas a BURN TOKYO, BURN! Un’intervista

In previsione del concorso BURN TOKYO, BURN! organizzato da Astral e Agenzia degli Incantesimi vi proponiamo una piccola intervista in cinque domande ai vincitori del precedente contest DarkXmas.

Eccovi dunque quello che ci hanno risposto i nostri baldi creatori di toys!

1° classificata: Ilaria NecroDoll Trombi = ND

2° classificata: Martina ChemicalMarty Maccione = CM

3° classificato: Paolo Araña Calabrese = A

1) Allora, che hai fatto di bello nel corso di un anno? Quali lavori hai portato a termine? Su cosa stai lavorando adesso?

ND: Nel corso di un anno ho avuto l’opportunità di crescere molto,  e finalmente posso dirmi (rullo di   tamburi..) un’illustratrice professionista! Collaboro stabilmente con la casa editrice lodigiana “Linee Infinite” e con l’amica scrittrice Alessia Mainardi, e sono al settimo cielo!

Momentaneamente sono al lavoro a tempo pieno sia sui progetti commissionati da alcuni scrittori che sulla mia tesi (a cui voglio dedicare tanto impegno ed energie, poiché parlerà di un argomento a me molto caro: il rapporto tra arte e videogames).

Inoltre sto creando una collezione di gioielli-cammeo ispirati ai miei dipinti…

CM: Ciao! beh… nell’ultimo anno… Niente progetti grafici! ho disegnato, scarabocchiato, immaginato, fatto bigliettini d’auguri, ma niente lavori seri!

A: In verità il 2010 è stato un anno poco fruttifero per quanto riguarda le mie creazioni, sono stato impegnato tra ristrutturazione/arredamento e trasloco nella nuova casa insieme alla mia compagna, in più ho preparato il tutto per avviare la mia falegnameria in questo nuovo comune.Entro fine anno spero che la mia vita si stabilizzi di nuovo per continuare con i miei toyz.

2) Hai qualcosa di nuovo da mostrarci? Su, non essere timido/a.

ND: Bhe…se proprio insistete ;)

Ecco qualche estratto delle news che troverete sul mio sito…(spero a breve online..i lavori sono quasi terminati! :D )

http://digilander.libero.it/AstarteToreador/005.jpg

http://digilander.libero.it/AstarteToreador/003.jpg

http://digilander.libero.it/AstarteToreador/007.jpg

http://digilander.libero.it/AstarteToreador/004.jpg

http://digilander.libero.it/AstarteToreador/006.jpg

CM: Ritornando al punto 1)… no, ancora niente di concreto! Ma ho aperto il blog di Rino il Mandarino, dove penso di postare un po’ di miei scarabocchi!

A: Devo ultimare la mini produzione degli Agent:Virus e sto finendo la colorazione del prototipo di Sgt.Mech un robottone di 25 cm il tutto verrà pubblicato sul mio blog http://aranya-wood.blogspot.com/

3) Hai visto il nuovo concorso Astral + Agenzia degli Incantesimi, BURN TOKYO, BURN! ? Che ne pensi? Parteciperai? Con quale esercito ti schiererai e perché?

ND: Sì, l’ho visto e…si parteciperò!!! Ovviamente mi pare una gran bella cosa, l’ambientazione super-stimolante ed i limiti ancora più esigui. Che dire, non vedo l’ora di mettermi a progettare qualcosa di diabolico. Ma la domanda “con quale esercito ti schiererai” è crudele… non posso ancora decidermi! Per ora propendo dalla parte dei “cattivi”…ma chissà… c’è ancora tempo!

CM: L’ho visto dal primo giorno che è uscito, questo concorso qui! Direi che l’idea è geniale! tipicamente nerd, ma adatta anche a chi non ha gli occhiali rotti e la camicia a quadri. Chi non ha visto almeno una volta mazinga, godzilla et simili? l’ispirazione può arrivare da tutte le parti e può coinvolgere tutti!

Parteciperò, forse in collaborazione con degli amici e (rullo di tamburi) mio padre! :D Sto ancora pensando all’esercito in cui schierarmi, ma credo che mi abbandonerò alla forza oscura che è dentro di me!

A: Anche se non ho ancora iniziato spero di partecipare a questo nuovo concorso che avete proposto, schierandomi con gli alieni!! Sono più affascinanti non c’è dubbio!!! e poi loro sono arrivati prima degli uomini sulla terra… :)

4) Concludendo: ci vuoi dare qualche anteprima del tuo progetti?

ND: …?proche?

CM: Mah, non ho un progetto ancora chiaro in mente, quindi non posso svelare granchè! diciamo che vorrei comporre un team in modo da avere il meglio da ogni lato: organizzazione, fantasia, tecnica.

A:

5) Che consigli daresti a chi vorrebbe partecipare a questo o ad altri concorsi?

ND: Partecipa! Fila! Ora! Non avere paura e buttati! Ma cosa più importante di tutte…divertiti! Perché solo le cose fatte con passione hanno quella marcia creativa in più.

CM: Non limitatevi! non pensate che un progetto sia troppo, o troppo poco. disegnate ciò che per voi è un’idea brllante, e fatelo al meglio che potete, con le risorse che potete. Io ho vinto un secondo posto con matita HB e pastelli, perchè voi non potreste?

A: A quelli che parteciperanno posso solo dire di provare con qualunque idea anche se folle, io l’ho fatto pensando di di essere scartato subito invece ho vinto!!!

Un saluto all’Agenzia e al mitico Astral!

BURN TOKYO, BURN! – Prime informazioni

Logo di BURN TOKYO, BURN! a cura di Astral. Clicca sull’immagine per vederla a dimensioni reali.


Astral ed Agenzia degli Incantesimi vi invitano a partecipare al concorso nazionale di design Burn Tokyo, Burn!.

Il contest muove le basi dai peggiori film sci-fi e kaiju dagli anni ’50 in poi, è il tributo che dobbiamo pagare alle infinite ore di intrattenimento spensierato che questi capolavori ci hanno saputo donare nel corso del tempo e che, tutt’oggi, infestano e condizionano la nostra fantasia.

In un futuro poco distante, in una società che affonda spensieratamente in un consumismo parossistico, una falange di invasori spaziali, gli Outer Space Freaks, ha invaso e distrutto l’isola di Hokkaido attraverso l’uso di raggi Gamma, dischi alieni e macchine di impressionante potenza. Mentre le truppe aliene seminavano morte e distruzione dirigendosi inaspettatamente verso Tokyo, la CON.S.human, l’associazione delle più importanti multinazionali mondiali, ha richiamato presso la propria sede centrale i loro più importanti front-men, vere icone indistruttibili capaci di vendere ogni prodotto, anche – forse – la pace nel mondo; l’ordine è categorico: scacciare la minaccia aliena. In un mondo senza più eserciti, governato dalle sole leggi di mercato, la sfida verso un futuro nostalgico e distruttore è stata lanciata; chi sopravviverà?

Umani o alieni?

CON.S.human o Outer Space Freaks?

Da che parte stai?

Aiuta l’aitante Propulsor Man a difendere Tokyo o distruggila unendoti alle forze del Commander Octo Von Tentacle!

Realizza il progetto del tuo alieno o del tuo eroe dando fondo a tutte le tue risorse: disegna, illustra, scrivi la sua storia, supportalo nel corso della selezione dei migliori lavori inediti sino alla tanto agognata sfida finale nel corso della premiazione/evento/presentazione di Burn Tokyo, Burn!

If they’re approaching shoot, shoot and shoot ‘til they stop moving.

Then, shoot again.

Per altre informazioni stay tuned!

Sbattimento e sangue dagli occhi

“Intensa giornata lavorativa” a cura di Giordano “giudappeso” Efrodini

Questo post è per informarvi che non siamo morti, ancora.

Come alcuni di voi già sanno ci stiamo sbattendo come gli schiavi che solitamente muoiono sotto le macine in qualche cava di qualche Evil Lord in qualche orrendo film fantasy.

Dunque, facciamo un po’ il punto della situazione: oltre a Lucca Comics and Games saremo anche a Ludica a Milano, Parmafantasy e, se tutto va bene, anche allo splendido Boulevart di Parma.

Nel corso di queste manifestazione avremo il piacere di proporvi D.o.D. – Dice or Date (finalmente in vendita!), i prodotti artigianali ed INNOVATIVI di Astral, il nuovo concorso Astral – Agenzia degli Incantesimi a cura di Matteo Botti e Manuel Strali dal titolo Burn Tokyo, Burn (di cui sia io che Manuel avremo modo di parlarvi diffusamente nelle prossime settimane), gli incontri con i nostri autori/illustratori ed ovviamente sessioni di gioco, dimostrazioni, chiacchiere e tante, tante, tante, tante cattiverie.

Parallelamente a tutto questo fieramento finto-culturale stiamo sviluppando una miriade di progetti personali che, se Dio vorrà, riusciremo a presentarvi su queste pagine: graphic novel, progetti grafici, Cene con Delitto, tornei di giochi di ruolo ecc.

Oh, che volete di più?

In b4 fetta di culo.

Notte da Leoni – Il nostro Dungeon!

E la sera dell’evento è finalmente giunta!

Questa notte, dalle 22.00 a mezzanotte inoltrata ci troverete all’interno del DUNGEON al Pub Mc Queen di Gaione (PR).

La serata è stata inventata e organizzata da Dorian Bones ed i ragazzi del Moonlight Studios che, spero, collaboreranno con noi nel corso della nuova premiazione del concorso Astral and so on.

E’ davvero difficile spiegare l’evento ma tenterò di dargli un senso: gli avventori, per accedere a 4 concerti punk-rock spaccaculo, dovranno oltrepassare il più classico dei dungeon, obitato da i più classici elementi del mondo low-fantasy che, incidentalmente siamo noi vestiti da scemi. Troverete, in ordine: Caronte vestito di latex, un vichingo ignorante, un mercante in disgrazia, l’ammazzatopi, il cavaliere e la sua ruota e, infine, la cybergeisha.

Come?

Non è esattamente fantasy-fantasy-fantasy con beholder, lich e coboldi?

Per info ed altro: NOTTE DA LEONI – DUNGEON

Mistero

MISTERO

No, non è la canzone di Ruggeri e no, non è un pessimo show televisivo in cui parlano dei griggi.

E’ un volume interessante e, per una volta, NON è una porcata fatta per tirar su due soldi.

La faccenda, in caso non l’aveste capito, mi piace assai e, ve lo assicuro, vale davvero la pena investire qualche euro per un prodotto di questo tipo.

Bando alla ciance, vi lascio in compagnia delle informazioni che Giordano Efrodini (già illustratore di Dice or Date e blogger autore dello spassosissimo Bignami di Twilight) mi ha gentilmente allungato via mail; buona lettura!

Mistero – una raccolta a cura di Nicola Roserba

Mistero. Non conosco un’altra parola che abbia lo stesso effetto immaginifico di questa. Non è questione di terrore – o di orrore. Non si tratta di quella paura che ti attanaglia le budella e ti toglie il respiro. Parlo di quella sensazione agrodolce che ti carezza la spina dorsale con un tocco leggero, gelido.
Quella che ti fa rimanere in silenzio, perché percepisci, intuisci, di essere di fronte a qualcosa di più grande – e antico – di te. L’impossibilità di comprendere è fonte di stupore in sé. Quando contempliamo qualcosa di prosaico, terreno, che possiamo capire, come per esempio un thriller, questo non avviene.

Grafica e illustrazioni: Paola Preziati.
Prefazione: Luigi Milani.
Autori: Simone Lega, Stefano Pastor, Luigi Musolino, Nicola Roserba, Alfredo Mogavero, Giordano Efrodini, Federica Maccioni, Daniele Picciuti.

I monacheddi, di Simone Lega

All’epoca – erano gli anni quaranta – dicevano tutti di vivere a Siracusa, ma in realtà parlavano dell’isolotto di Ortigia. Oggi Ortigia è solo un quartiere, ma allora oltre il mare non c’era che campagna incolta. L’isola era piccola, stretta tra edifici bassi e storti, puzzolente e grigia, vecchia e marcia. Era bellissima.
Ai tempi o eri pescatore, o muratore. Mio padre né l’uno né l’altro: faceva il netturbino. La spazzatura la lasciavano dietro le porte, e mio padre doveva salire le strette e viscide rampe di gradini caricandosi i sacchi sulle spalle. Era magrolino, e a sera tornava a casa distrutto. Ma sorrideva sempre. Aveva un gran bel carattere.
I pantaloni, però, li portava mia madre. Me la ricordo seduta sulla sedia di paglia, che cuce o legge dal suo libro di cucina.
Intendiamoci: all’epoca la fame ci divorava. C’era gente che si sarebbe scannata per un pezzo di pane, e lei possedeva questo libro grosso come un mattone e leggeva ricette che non avrebbe mai cucinato. Che senso avesse, non l’ho mai capito; e a chiederglielo rispondeva: «Così appena mi fate arrabbiare ben bene, con un colpo in testa vi ammazzo!».
Scherzava, ma noi bambini avevamo sempre paura che i genitori ci uccidessero, perché sapevamo leggere l’angoscia sui loro volti quando non avevano di che sfamarci.

Ranocchio, di Stefano Pastor

È quasi un rito: alla sera, dopo cena, quando Mario e i ragazzi sono di sotto a guardare la partita, io mi ritiro in camera. Non sono molto appassionata di sport, e ho sempre qualcosa da fare. Stasera, per esempio, mi sono rimasti ancora alcuni temi da correggere.
Mi affaccio alla finestra a guardare la vecchia quercia di fronte a me; basterebbe allungare una mano per toccare i suoi rami. È bellissima, ma presto le sue foglie ingiallite riempiranno di nuovo il prato, e sarò costretta a litigare con Mario, come tutti gli anni, perché lui la vuole tagliare.
Non restano molti temi da correggere, nel pomeriggio ho lavorato parecchio. Armata della mia matita bicolore, mi accomodo alla scrivania e comincio.
Il tema che ho assegnato potrebbe sembrare banale: La mia famiglia. Eppure è un espediente essenziale per conoscere meglio i miei alunni, e sono solita proporlo ogni anno.
Amo i bambini, e amo il lavoro che mi sono scelta. È piacevole entrare in menti così giovani, scoprire i loro sogni, i loro desideri.
Le parole scorrono davanti ai miei occhi e io sorrido spesso della loro ingenuità.

Il libro di Malanina, di Luigi Musolino

In quella ventosa nottata di novembre, quando il cordless mi trascinò fuori da un sonno ostinato, pensai subito a mia madre.
Era anziana, affetta da una brutta forma di enfisema: sembrava l’opzione più logica. Tirai su la cornetta. Sbagliavo.
«Pronto?» dissi. Dall’altra parte un debole singhiozzo.
«Chi è?».
«Gigi… sono Sara». Parole spezzate da respiri affannosi, un suono liquido di lacrime e catarro. Sara, la moglie del mio migliore amico, Piero Scola; un omone di cinquant’anni che portava cravatte vistose, adorava Cesare Pavese e aveva fatto dell’antropologia il fulcro della sua vita. Insegnava presso il Dipartimento di Scienze Antropologiche dell’Università di Torino, ed era uno dei migliori. Fino a quella notte, quando intraprese il definitivo salto nel buio.
«Sara, che è successo?».
«Vieni subito, Gì. Sono alle Molinette. Piero… è caduto, io non so. Non so come ha fatto». Era sconvolta. Scoppiò in un pianto disperato che mi parve più terribile di tutto ciò che poteva essere accaduto. «Aveva… aveva le ossa delle gambe di fuori!».

Oltre la collina
, di Nicola Roserba

Nubi candide rotolavano nel cielo blu delle Orcadi, incorniciate nella finestra della camera.
Lei sedeva, ai piedi del suo letto, e ammirava l’immensità degli spazi fuori dalla stanza. Lo faceva tutte le mattine. Un sorso d’infinito prima di iniziare una nuova giornata.
Viveva sola, Rowena, nella fattoria che sua madre le aveva lasciato insieme a tanti ricordi di un’infanzia che era durata troppo poco.
Coltivava la sua terra, senza vedere all’orizzonte altro, per il suo futuro, che quello che le donava la natura tutte le mattine.
Che fosse bello o brutto, il tempo, colorava la natura intorno alla ragazza di colori e profumi che lei aveva imparato ad amare. La sua esistenza scivolava placida, come l’acqua fresca del ruscello che dava vita ai campi, e a lei non serviva altro che quella sensazione di pace, e di comunione col Creato.
Non era tanto un farsi andar bene gli scherzi che la vita le aveva giocato, quanto un sentirsi al proprio posto, e non avvertire alcun bisogno di avere di più.

L’occhio di Arge, di Daniele Picciuti

La tenebra è come il mare di notte. Mi scivola sulla pelle con movenze calde, vischiose, accogliendomi nel suo invisibile abisso. Non è solo una sensazione, ma qualcosa di tangibile, che avviluppa ogni respiro, mozzandomi il fiato, soffocando questa gola riarsa dalla salsedine.
La porta davanti a me è chiusa. Ne intravedo il profilo al chiarore di quella luna lontana che brilla oltre la finestra, gialla come un melone maturo.
Tocco la maniglia, abbassandola piano, e spingo avanti l’uscio.
Dentro è ancora più buio che nel corridoio.
Entro cauto, richiudendomi la porta alle spalle, poi aspetto qualche secondo, in modo che gli occhi si abituino a quella tetra assenza di luce. Potrei cercare l’interruttore e illuminare la stanza, ma sarebbe più semplice aprire la finestra e buttarmi nel vuoto, lasciando che il mare mi accolga tra i suoi neri flutti. Forse soffrirei meno che se mi prendessero loro. Cerco di non pensarci, di concentrarmi su quello che sto cercando.
Mi basta un coltello, una cosa qualsiasi da poter usare.
Non so se Maria sia qui ora, in ogni caso devo procurarmi un’arma. Non doveva andare così!
È tutto sbagliato…

La ragazza spezzata, di Alfredo Mogavero

La testa in frantumi, la schiena spezzata
In fondo al burrone se ne sta adagiata
Sempre da sola, di notte e di giorno
Parla coi corvi che le volano attorno

«Forse la mia anima è troppo pesante per staccarsi e salire in Paradiso», disse la ragazza spezzata. «Non ricordo di aver commesso peccati gravi, Sybil, eppure deve esserci qualche motivo se sono ancora prigioniera di questo ammasso di carne marcia e ossa rotte quaggiù nella scarpata».
«I tuoi peccati non c’entrano niente, bambina», la rassicurò il corvo, zampettandole su un braccio laddove i tendini venivano risparmiati dalle formiche. «Avevi solo diciassette anni quando ti ho vista volare giù dall’orlo dello strapiombo come un angelo disperato, ed eri più pura della prima neve d’inverno».
«Ero bella, allora, Sybil?».
«Lo sei ancora. Sei tanto bella».
Una nuvola transitò dinanzi alla fetta di luna che se ne stava a picco su di loro, coprendola, e per alcuni istanti le tenebre furono padrone incontrastate della notte. Il corvo sfregò il piccolo capo contro una guancia della giovane, per farle sentire che le era vicino.

Il Canto di Cuculo, di Giordano Efrodini

Udite il mio Canto, voi che vivete tra cielo e terra. Genti del nord, dell’est, del sud e dell’ovest. Questo Canto, che scorre nel sangue e vola nel vento, giunge fino a voi.

Le Custodi c’insegnano che il Popolo degli Uomini nacque dal Vecchio Padre e dalla Vecchia Madre, cielo e terra sopra e sotto di noi, uniti al principio del tempo per concepire la vita. Da loro vennero la Piccola Madre, colei che ci disseta, e il Piccolo Padre, che ci riscalda e protegge. In fine Sole e Luna, che vegliano sulla creazione.
Ma il mondo era avido di altra vita, così vennero gli Amma, spiriti della natura che crearono animali e piante a loro immagine, secondo la volontà del Vecchio e della Vecchia. Il più astuto di questi era la Volpe, colui che intrecciò i destini di uomini e Spiriti.
Pelorosso vide che tra tutte le creature, poiché generato dal Vecchio e dalla Vecchia, il Popolo degli Uomini non poteva essere ferito o distrutto. Forti e coraggiosi, non temevano nulla, arrivando a paragonarsi agli stessi Amma.
Così, il Briccone non resistette alla sfida, e con bei discorsi si disse ammirato dalla nostra gente, che avrebbe meritato la conoscenza degli Spiriti.

Sa Filonzana, di Federica Maccioni

Il turno di guardia volgeva al termine.
Efisio si muoveva cauto. Sotto le querce possenti si udivano solo i suoi passi e il lieve tintinnio della cartucciera, che urtava il fucile a tracolla.
Di notte era poco probabile che qualche viandante si avventurasse lassù; ma i gendarmi avrebbero potuto farlo, nel tentativo di sorprenderli nel sonno. Se fossero venuti i carabinieri, loro quattro contro chissà quanti, non avrebbero avuto altro scampo che una fuga silenziosa. Per questo Efisio rendeva leggeri i passi sulle foglie, e tendeva l’orecchio ai suoni portati dalla brezza, fra i tronchi segnati dalle ferite sanguigne della sughereta.
Il ruscello cantava la sua canzone sempre uguale, poco lontano.
L’acqua brillava dei radi riflessi di luna filtrati attraverso le foglie, e pareva d’argento.
Il giovane bandito sedette a terra, appoggiò le spalle al fusto di una quercia e aprì la bisaccia.

Parmafantasy 2010: un ottimo passo in avanti

D.o.D. – Dice or Date, foto a cura di Selena Rossano

E’ bella la convention in genere per quello: gente che normalmente ti investirebbe in auto ti bacia e abbraccia come un fratello, cosplayer sovrappeso inguainati in abiti striminziti, insomma, è un mondo a parte!

Questo un mio commento personalissimo al bizzarro mondo della convention e dei suoi partecipanti: i nerd.

Effettivamente, fateci caso, vi prego, avvengono strane cose nel clima rarefatto – anche per merito di un certo odorino di ascella – di un raduno di sopravvissuti ad una selezione naturale sempre più debole ed inefficace.

Cosa abbiamo visto a Parmafantasy 2010?!

Cosplayer fuori misura o senza il minimo senso del reale, bambini sudati che toccano dinosauri di cartone quando è espressamente segnalato che NON devono farlo, standisti simpatici e standisti a cui dava quasi fastidio ricevere denaro, bariste che esponevano fin le tonsille pur di vendere una birra, scrittori in cerca dell’Eldorado nel continente dell’autoproduzione, romanzi di vampiri che esplorano lo spazio, vampiri che amano umani, vampiri che si uccidono fra loro, frequentano il college, fanno piccole composizioni col pongo e veri vampiri-editori che stanno cercando di spremere sangue da una rapa, anch’essa vampirica, ovviamente.

Oltre a tutto questo abbiamo visto una miriade di persone interessate al mondo-nerd: famiglie al completo, anziani, giovani che danno speranza e teenager che già iniziano a pensare a come montare il loro mago-ladro-paladino-necromante.

Sono stati due giorni di sforzi intensi e di lavoro non-stop ma ne è valsa davvero la pena, specialmente per le soddisfazioni che sono arrivate con il nostro gioco in scatola autoprodotto: D.o.D. – Dice or Date.

Sembrava un progettino così, sviluppato da un gruppo di amici e destinato ad una fruizione “interna”, niente di che insomma.Si è invece rivelato come un gioco interessante e divertente anche per coloro che, a differenza mia, non avrebbero avuto vantaggio a parlarne così bene.

Morale: molti hanno provato l’ebrezza di combattere per le attenzioni di Amata, molti ci hanno chiesto di comprare il gioco e molti altri si sono interessati alla sua produzione/sviluppo/commercializzazione.

A tal proposito voglio ringraziare personalmente Angelo Porazzi (trovate anche un photoreport dedicato all’evento in cui siamo presenti) e l’Area Autoproduzione, il Pandemonio ed il Circolo Alibi oltre ad i ragazzi dello stand di Lucia Biagi – fumetti, pupazzi e biscotti, Elfetta per il fimo e Sara per il pannolenci.

Per quanto riguarda noi ed i nostri progetti, quindi, tutto a posto, stessa cosa per gli eterni compagni di ventura: Astral, Diorei e le creazioni di Antonio e Teresa Abbruzzese che, fra alti e bassi, ci hanno aiutato a tenere in piedi lo stand e a non morire di noia.

Un ultimo grazie a tutti i ragazzi di Agenzia degli Incantesimi per il sudore e le lacrime che hanno versato per creare uno stand così rock’n'roll (e come non poteva esserlo, con un T-rex che suona il basso?): Mario, Ornella, Luisa, Chiara, Sberno, Panda, Simone, Giordano, Damiano, Ilaria, Chiara ecc.

Grazie allo staff di Dreamland ed in particolar modo alle giovani hostess ed a Simone Tanzi.

Grazie ai nostri parenti/amici/animali domestici che ci hanno aiutato ad allestire lo stand, ci sono venuti a trovare o ci hanno portato cibo e bevande.

Insomma grazie, Graziella e grazie ar dado!

Bene ragazzi, a breve con alcune interessantissime news per il nuovo concorso che vedrà impegnato lo staff di Astral e Agenzia degli Incantesimi in un tema, come dire… GIGANTESCO!

Ah, quasi dimenticavo: saremo a LUCCA COMICS AND GAMES, nell’Area Autoproduzione con uno stand ibrido Astral-Agenzia degli Incantesimi, preparatevi a coccolare gli Happyplexiguy o a sfodarvi fra nerd con D.o.D. – Dice or Date.

Omaggio a Sir Arthur Conan Doyle

Ragazzi, come forse vi avevo anticipato eccomi qui a confermarvi il nuovo evento Agenzia degli Incantesimi, realizzato in collaborazione con il comune di Parma, Mondadori e l’associazione Dreamland.

Eccovi alcune informazioni che vi potrebbero servire per raggiungerci:

l’evento avrà luogo SABATO 23 GENNAIO 2010
presso il CINEMA EDISON D’ESSAI – LARGO VIII MARZO, PARMA
l’evento inizierà alle 16.00 per terminare alle 18.00
l’ingresso è, ovviamente, GRATUITO

Eccovi invece l’elenco di ciò che succederà:
16.00:
INTRODUZIONE

dell’Assessore Lorenzo Lasagna in compagnia di Maurizio Zammarano e Alessandro Soprani

16.10:
PROIEZIONE DEL FILM: “PIRAMIDE DI PAURA”

di Barry Levinson (1985) con Nicholas Rowe e Alan Cox

18.00:
CONVERSAZIONI SU CONAN DOYLE

in compagnia di Lorenzo Lasagna, dello scrittore Alessandro Soprani, autore del celebre “L’ultima estate che giocammo ai pirati” e di Luca Ferrari.

Finita la pubblicità, vi aspetto la!

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Volantino: QUI

“In viaggio con i morti”

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Ogni bambino ha un posto preferito in cui giocare. Quello di Monica è un’impresa di pompe funebri. Perché suo padre ama la violenza, ama filmare gli incidenti, ama osservare la morte, e per scappare da lui alla bambina non rimane altro che rifugiarsi nell’unico luogo in cui la morte è già avvenuta. La sua infanzia è fatta di paura, maltrattamenti, delusioni: vivere tra le bare appare più sicuro che stare in una casa vuota d’affetto.

Crescere ed acquisire indipendenza sembra l’unica soluzione.

Ma allontanarsi, trovare un lavoro precario e tanti uomini sbagliati non aiutano Monica a sentirsi meglio. La sua famiglia si disgrega: la madre la abbandona, la sorella tenta il suicidio, il fratello si rifugia nell’alcool, il padre nega la sua brutalità.

Lei è l’unica che, con testardaggine, vuole credere in un futuro migliore. Capisce che per non soccombere alla depressione deve superare il passato e ricostruire la sua vita.

Allora tira fuori i ricordi. E le unghie.

“In viaggio con i morti”, edito da Tea Libri al prezzo di 10 euro, è il primo, autobiografico romanzo dell’americana Monica Holloway. E’ una storia di coraggio e di forza, raccontata con un’intensità drammatica e innocente, capace, anche in mezzo al dolore, di non perdere fiducia nella bontà umana.

“Boy A – Storia di un ragazzo sbagliato”

Boy A copertina

Jack ha 24 anni, un lavoro e una casa a Manchester. Sembra un ragazzo come tanti, giovane, libero e pieno di opportunità.

In realtà la sua unica opportunità è il presente, che gli è stato offerto, insieme ad una nuova identità, dal programma di protezione della polizia.

Perché in realtà Jack è un mostro. Da 15 anni è un assassino colpevole di aver compiuto un crimine spaventoso, che ha passato in carcere gran parte della sua vita precedente. Una vita che ora desidera superare e dimenticare, per sentirsi almeno una volta, finalmente, semplicemente, normale.

Attraverso un racconto crudo e spietato, Boy A (Isbn Edizioni, pp. 255, 16 euro) segue i passi del neo-nato Jack e ripercorre quelli del bambino che è stato. Verso un sofferto percorso di redenzione.

Ma l’opinione pubblica, i giornali, l’intera Inghilterra, saranno davvero capaci di perdonare?

Jonathan Trigell esordisce oltremanica nel 2004, con questo raggelante, struggente, appassionato romanzo ispirato ad un vero fatto di cronaca: l’uccisione shock del piccolo James Bulger, avvenuta nel ’93, per mano di due minorenni.

Da pochi mesi anche nelle librerie italiane, il libro sta riscuotendo grande successo, così come l’omonimo film, diretto da John Crowley ed interpretato da Andrew Garfield e Peter Mullan.

Leggi gratis il primo capitolo del libro

Intervista scritta a Jonathan Trigell (dal sito Isbn Edizioni).

Intervista video a Jonathan Trigell.

Trailer e parti del film omonimo